Cazzo, pensò, ma non lo disse.
Michele aveva aperto in due la sigaretta constatando che il tabacco era secchissimo.
Appena lo prendeva tra le dita per mischiarlo al fumo si sfarinava, ed alla fine sembrava di farsi una canna con la polvere. La colpa era la sua. Aveva lasciato il pacchetto sul cruscotto della macchina e le sigarette s’erano cotte.
Mentre rollava, osservava la gente attorno.
Si chiedeva come potessero, certe persone, giocare a racchettoni per ore, senza mostrare il benché minimo segno di disagio. Si chiedeva il perché delle Crocs. O dei cellulari dentro la custodia di simil-pelle attaccata alla cinta. Per lo più era rappresentata da anziani, quest’ultima categoria, anziani con la canottiera. Poi non capiva i tatuaggi piccoli all’inguine e la faccia incazzata dei bagnini. Ma forse quella dei bagnini era la simulazione della sicurezza che il ruolo imponeva. Vide un ragazzino che leggeva Topolino e pensò da quanto non vedo un ragazzino che legge Topolino! ed immediatamente gli venne in mente Paperoga che, sicuro, si faceva le canne e che Paperino stava simpatico a tutti ma a lui no. Paperino gli stava proprio sul cazzo, ecco. Topolino c'aveva ancora la tessera del Fronte della Gioventù, e ne andava fiero, ‘sta merda, quando, vagamente ubriaco, la esibiva nelle cene con Basettoni ed altri sbirri. Poi Nonna Papera, che preparava le torte, era l’emblema della nonna anni '60, sorridente e tradizionalista, degli stati del sud degli USA. Quindi capì perché non aveva mai letto Topolino, da piccolo. Poi vide un bengalese pieno di cappelli in testa che portava due espositori pieni di colane-bracialetti-cabiliera uguali a quelli di altri cinque bengalesi che erano passati prima. Anche se non era un analista di Wall Street, Michele ritenne il mercato delle cabiliere decisamente inflazionato nel breve periodo e in quell’area. Dovreste farvi un anno negli USA e studiare economia a Boston, cari bengalesi, prima di approcciarvi al mercato spietato delle cabiliere, pensò Michele.
Una signora oversize spiaggiata sotto l’ombra di un microscopico ombrellone foraggiava altre due piccole balenottere con supplì che sembravano bombe a mano. Michele ebbe un attacco fulminante di fame chimica e si stava per alzare per chiedere un supplì alla signora, ma poi pensò che fosse maleducato.
Quindi le tre canne precedenti avevano fatto affiorare nella testa di Michele un bel po’ di pensieri importanti per quel giovedì d’agosto, mentre se ne stava da solo al mare, disteso su un telo da bagno, a rollare la quarta canna con i Wilco che suonavano dentro le cuffiette dell’iPod.
La prima boccata, lunga e profonda, gli riempì i polmoni di oriente tagliato male, si distese lento sul telo e cominciò a cuocersi, dentro e fuori.

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