Quando rinvenne, sentì sapore di ferro in bocca, ed istintivamente sputò.
Uscì bava e sangue, un miscuglio rosato che si posò sul pavimento in travertino, un pavimento pieno di piccoli buchi, tutti vicini, rovinato dalla caduta di oggetti pesanti. Prima di mettere a fuoco, si accorse d’avere un occhio tappato e, per quanto ci provasse, non riuscì ad aprirlo. Non faceva male, ma sentiva le palpebre opporre resistenza, come fossero incollate sui due lembi di pelle. Passò la lingua sul palato e poi sugli incisivi. Leccò uno spazio vuoto e liscio tra due denti, e lì il sapore divenne più aspro. Le mani erano legate dietro la schiena, e sentiva le vene gonfie di sangue occluso dal nastro, attorno ai polsi. Le gambe erano perfettamente allineate, anch’esse legate l’una all’altra, sicuramente con lo stesso nastro.
Aveva paura a muovere il collo e guardare da dove provenisse il triangolo di luce, che illuminava d’arancione il pavimento, sporco di sangue e segatura. Non poteva essere tutto suo quello schifo per terra.
Respirava con una narice sola,ed il muco, mischiato alle lacrime, era colato sopra l'attaccatura delle labbra. Il torace s’alzava di brevi e sincopati sussulti. Il dolore era diffuso ed indefinito, ma non forte, quasi un fastidio. Forse aveva qualche costola rotta.
Per terra, il triangolo di luce aumentò il proprio angolo, e venne spezzato da una sagoma che poi si trasformò in un uomo basso e grasso, con una scopa in mano. Dall'altra stanza, una radio diffondeva una canzone in voga durante gli anni sessanta. L'uomo guardò la donna, ma senza sentimento alcuno, e poi cominciò ad ammucchiare la segatura sopra le macchie di sangue, per poi allargarla delicatamente con la scopa. Svolgeva la mansione come la cosa più naturale del mondo, come se trovarsi di fronte ad una persona nuda, legata e pestata a sangue non rappresentasse niente di speciale.
Lei sbarrò l’unico occhio aperto in attesa di qualcosa che l'avrebbe terrorizzata, ma senza sapere cosa. L’uomo, dopo aver aspettato un po’, raccolse con una paletta la segatura che s‘era imbevuta del rosso per terra, concesse un’ultima occhiata alla donna, ed uscì dalla stessa porta da cui era entrato.
Arrivò a quel punto un altro uomo, più alto, con uno sporco grembiule di tela che gli copriva le cosce sino a metà. Stava arrotolando un pezzo di corda di canapa attorno alla mano destra. L’ultimo lembo lo ficcò tra il palmo e l’involto. Distese le dita più volte, per testarne la mobilità, e dopo averla guardata, sosiprò.

- Ricominciamo.

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